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Tecnologia e prevenzione: cosa può (e cosa non può) fare la digitalizzazione di fronte alla crisi climatica

Gli ultimi eventi meteorologici estremi ci hanno ricordato una cosa scomoda:quanto siano fragili le infrastrutture che sostengono la nostra vita di tutti i giorni e quanto poco siamo preparati per quello che ci aspetta. La crisi climatica non è più solo uno scenario futuro. Sta già colpendo vite, comunità e luoghi reali, proprio in questo momento.

Da un settore come il nostro, quello tecnologico, guardare questa situazione in faccia ti fa venire voglia di fermarti un attimo a riflettere. Qual è il nostro ruolo in tutto questo? Meglio essere onesti: La tecnologia non ripara i danni né ferma una tempesta. Non è una soluzione magica. Ma può sicuramente aiutare a prevedere, proteggersi e ridurre l’impatto. Ed è proprio lì, nella prevenzione, che ha senso parlare di digitalizzazione e clima.

"misure preventive contro la crisi climatica"

Un clima che ormai non conosce più confini

Il cambiamento climatico non fa distinzioni tra i paesi, ma si manifesta in modo diverso a seconda del territorio. Due esempi che abbiamo visto da vicino lo spiegano bene.

In Europa, le ondate di caldohanno messo a dura prova la sanità pubblica e le reti energetiche e idriche. Le città e le infrastrutture, progettate per un altro clima, fanno fatica a reggere temperature elevate che ormai non sono più un’eccezione, con in più il rischio di incendi.

In Cile, la situazione è l’opposto ma altrettanto dura: piogge molto intense in pochissimo tempo che causano straripamenti e inondazioni, e che colpiscono duramente le comunità locali. Passare da lunghe siccità a esuberi d’acqua distruttivi ci costringe a ripensare il modo in cui viviamo e proteggiamo il territorio.

Passare dalla reazione alla prevenzione

Per anni, la risposta ai cambiamenti climatici è stata soprattutto reattiva: intervenire solo quando il disastro si è già verificato. Questo ormai non basta più.

Il consenso, sia scientifico che istituzionale, va nella stessa direzione: bisogna dare priorità alle misure preventive contro la crisi climatica, dall’adeguamento delle infrastrutture a una gestione più efficiente di risorse fondamentali come l’acqua o l’energia. Prevenire costa meno che ricostruire e, soprattutto, salva vite umane.

Cosa può offrire la tecnologia (e cosa no)

Qui bisogna essere precisi, perché il settore tecnologico nel suo complesso offre strumenti molto potenti, ma non tutti rientrano nel nostro ambito né in quello della maggior parte delle aziende di software.

Su larga scala, ci sono progressi che aiutano davvero: sistemi di allerta precoce che incrociano dati storici e meteorologici per prevedere il comportamento di un bacino idrografico o lo stress termico di una città; reti di sensori (IoT) che segnalano in tempo reale un’anomalia prima che diventi un’emergenza; algoritmi che aiutano a gestire i picchi di domanda energetica; o gemelli digitali che simulano come reagirebbe una città di fronte a un evento estremo.

Sono esempi concreti e incoraggianti. Sono anche, in gran parte, merito delle amministrazioni pubbliche, degli operatori delle infrastrutture e di aziende molto specializzate.

Crisi climatica

E in mezzo a tutto questo, le persone

È facile parlare di clima in termini di infrastrutture, reti o dati e dimenticare la cosa più importante: dietro ogni ondata di caldo ci sono persone concrete che ne subiscono le conseguenze sulla propria pelle. E non tutte allo stesso modo.

Chi lavora all’aperto — in un cantiere, nei campi, nella logistica, in uno stabilimento — rischia molto di più di un semplice pomeriggio scomodo. Lo stress termico e il colpo di calore sono rischi sul lavoro reali, che aumentano ogni estate e che richiedono qualcosa di poco tecnologico ma di grande buon senso: idratarsi, fare pause, adattare orari e turni, tenere d’occhio le condizioni e agire prima che qualcuno stia male.

Con le piogge torrenziali succede qualcosa di simile, anche se in modo diverso. L’acqua non colpisce sempre le persone direttamente: prima danneggia le infrastrutture — strade, reti di comunicazione, fornitura elettrica — e, quando queste smettono di funzionare, crolla anche la connettività. E senza connettività, né l’allerta arriva in tempo, né gli aiuti, né si riesce a coordinare una risposta. Quindi, in un modo o nell’altro, a farne le spese sono sempre le persone.

Ecco perché qui la prevenzione non è più solo un concetto astratto. Significa, semplicemente, prendersi cura delle persone quando le cose si fanno difficili. E proprio questo –la salute e la sicurezza delle persone –è il campo in cui operiamo da anni.

Squadra con DPI che lavora con elmetti e DPI indossati

Il nostro punto di vista da Prodity

Noi di Prodity non ci occupiamo né di fiumi né di reti elettriche. Mettiamolo in chiaro.

Quello che vediamo ogni giorno è un’altra cosa: organizzazioni che raccolgono enormi quantità di dati su ambiente, sicurezza e sostenibilità, e che poi fanno fatica a trasformarli in decisioni tempestive. Informazioni preziose che rimangono intrappolate nei rapporti ESG, nei fogli di calcolo o in revisioni manuali che arrivano troppo tardi.

E di fronte a un clima sempre più imprevedibile, questa capacità — sapere cosa sta succedendo e poter agire prima, non dopo — smette di essere una semplice formalità di rendicontazione per diventare qualcosa di molto più importante. Mettere ordine nei dati ambientali di un’azienda, analizzarli con chiarezza e reagire in fretta è, in fondo, un’altra forma di prevenzione.

È proprio qui che pensiamo che la digitalizzazione possa dare un contributo concreto. Non si tratta di risolvere la crisi, ma di aiutare le organizzazioni a analizzare i propri dati e a prendere decisioni migliori sulla base di essi.

Soluzioni prodity per un sistema di gestione integrato

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